lunedì 8 agosto 2016

Le parole che non ti ho detto

Non è giusto… tu te ne sei tornata nel tuo mondo. E mi hai lasciato qui… da solo…

Avrei voluto scrivere queste parole in una lettera, ma non hai risposto all'ultima che ti ho mandato… e io non ti scriverò più, siccome è evidente che non vuoi più avere nulla a che fare con me.

Un po' mi spiace… quante cose avrei voluto dirti… e allora farò così: consegnerò queste parole alla corrente, all'oceano della rete, come un messaggio in bottiglia da un naufrago su un'isola deserta.

E la prima cosa che voglio dirti è: “Avevo ragione io.”

Oh! Che liberazione! Sì! Avevo ragione io. Non che la cosa mi faccia stare molto meglio, ovvio. Come sarebbe “in cosa avevo ragione?”: ovvio. Avevo ragione sul vivere la vita ogni momento, avevo ragione a dire che bisogna vivere oggi, perché domani chissà... E un po' ti mandavo in confusione e questo mi piaceva da morire.

Non sono forse mai riuscito a farti capire quanto mi piacesse sentirti parlare in Spagnolo. “Jamas! Jamas!” Adoravo sentirtelo dire, anche perché capivo che ero io a farti confondere, tanto che dimenticavi con che lingua parlarmi.

Ho vissuto abbastanza da sapere che la vita è qualcosa di mutevole, che oggi ti da la cosa più bella del mondo e domani te la toglie. E allora te la devi godere finché ce l'hai. Anche con te ho applicato questa semplice regola. Tu non capivi sempre, dicevi che ci sarebbe stato tanto tempo, che avremmo potuto questo e quello e mille cose meravigliose… il guaio è che ci ho creduto un po' anche io. Invece sei apparsa nella mia vita giusto il tempo per sconvolgerla, e così come sei apparsa, esattamente due mesi e un giorno dopo, sei andata via...

Forse sei semplicemente arrivata al momento giusto della mia vita. Avevo appena chiuso una storia molto lunga, avevo appena comprato casa, mio zio morì proprio in quei giorni… E io mi interrogavo. Mi interrogavo su me stesso, chiedendo se sarei mai stato capace di amare qualcuno sul serio. Ed eccoti là... Il tuo scopo nella mia vita probabilmente è stato quello: farmi vedere che posso, che sono capace di amare, di sentirmi "così", quel "così" che solo chi l'ha provato può capire.

Tu mi hai accompagnato nei primi passi di un nuovo capitolo della mia vita, un capitolo turbolento e mutevole: quindi dovevo immaginare che non ti saresti fermata a lungo.

Non ho rimpianti… ho solo tanti meravigliosi ricordi. Momenti… che non se ne andranno mai più. E di questo ti ringrazio.

La prima volta che ti vidi, sul treno, mentre andavo a vegliare mio zio negli ultimi giorni di vita. Riuscii a parlarti e a lasciarti il numero. Ero convinto che lo avresti buttato via al primo cestino... invece... mi scrivesti.

Il primo appuntamento, a colazione, in una piazza Chanoux innevata di fresco la notte prima… Neppure i poeti avrebbero potuto immaginare qualcosa di più bello e romantico.

Il primo bacio... Ci fermammo in mezzo alla strada, in silenzio e io, non so perché, cominciai a giocare con una ciocca dei tuoi capelli. Mi avvicinai... non sapendo bene cosa aspettarmi: poi tu ti togliesti gli occhiali e io capii che sarebbe successo davvero, che ci saremmo davvero baciati… Rido ancora adesso, per quel semplice gesto, che diede inizio alla nostra relazione.

E poi quel tuo modo di intendere la vita, senza paura, sebbene senza certezze. A cosa servono le certezze, tu hai fede, fiducia e vai incontro al mondo, alla vita.

Già…

Sai, non credo che mi faccia male tanto il fatto che tu sia partita: mi fa più male che sia stato così facile per te lasciarmi alle spalle. Non hai versato neppure una lacrima? Davvero non ti capita mai di pensarmi? Mi hai cancellato così, con uno schiocco di dita? Allora sì, questo un po' mi fa male… perché mi fa capire che, fin dall'inizio, per te non è stato importante.

E su questo, ammettilo, un po' mi hai preso in giro. Mi hai sempre parlato come se la nostra dovesse essere una storia per la vita… “avremo tempo”, “scopriremo assieme”, “faremo assieme”… E ci ho creduto, ci ho creduto e ho abbassato le difese. E mi hai sempre cercato, desiderato, voluto, con quel sorriso e quella luce negli occhi, con quella passione in quei baci, tanto intensi da farci male alle labbra. Erano finti? No, non lo riesco a credere. Forse sei semplicemente fatta così ed è anche per come sei fatta che ti ho dato il mio cuore…

Sei partita il giorno del mio compleanno. Questa è un'altra cosa che fa male. Lo so… non potevi altrimenti, lo so… Ogni giorno sarebbe andato bene, in fondo che cambiava, ogni giorno: tranne quello…

E adesso nulla è più come prima… Ora, che so cosa vuol dire essere innamorati davvero; ora che so di essere capace a provare certe emozioni, come potrò accontentarmi di qualcosa di meno?

E' impossibile… 

Non mi fisserò a te trasformandoti in uno di quegli amori impossibili da poeta maledetto: andrò avanti… Ma lo so già: se sulla mia strada non arriverà un amore altrettanto grande, o perfino più grande, allora sceglierò la solitudine. Sì… questa solitudine che ho maledetto a lungo in gioventù e che ora mi è così cara.

Con questa lettera, abbandonata nel mare di internet, chiudo anche questo capitolo… chissà chi la leggerà e chissà se farà vibrare un po' di quell'emozione che provo io scrivendola.

Avrei tanto voluto ricevere una tua lettera. Una lettera vera, col francobollo, scritta a mano, come nei tempi civili. Come quelle che mia nonna mi faceva aprire da bambino, ti ricordi vero? Te l'ho raccontato.

E non avresti dovuto scriverci chissà che poemi o dichiarazioni d'amore. Forse nemmeno un arrivederci... Mi sarebbe bastato un semplice “Addio”…


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