giovedì 17 dicembre 2015

Fratelli in Cristo, ma non in polenta

Oggi mi è tornata in mente una storia del mio paese: in questo periodo di "difesa delle radici cristiane", dimentichiamo spesso che Cristo è accoglienza e generosità. Ed ecco perché mi è venuta in mente questa, che è storia vera, mica quisquiglie

Fratelli in Cristo, ma non in polenta

Un giorno, un povero senza tetto, si avvicinò per scaldarsi all'uscio di una chiesa.

Non entrò, perché sapeva bene che sarebbe stato allontanto allontanato, ma stando sull'uscio sentì il prete durante la predica: "Cristo ci insegna che siamo tutti fratelli." Diceva il prete tra le altre cose.
Il senza tetto ci pensò un po'... "Siamo tutti fratelli..."
Ci rimuginò un po' sopra, poi, prima della fine della funzione, andò a bussare alla porta della canonica, dove il prete viveva e dove c'era la perpetua che gli stava preparando il pranzo.

La perpetua, sentendo bussare andò alla porta e si trovò davanti il senza tetto.
"Salve, disse il senza tetto. Sono il fratello del prete."
"Oh! Esclamò la perpetua. Entrate! Entrate! Ho giusto finito di preparare la polenta! Vostro fratello sta finendo di dire messa"
E fattolo entrare lo fece accomodare a tavola con tutti gli onori: gli servì la polenta, le vivande, il vino e il senza tetto mangiò e bevve a volontà.

Finito di mangiare, gli occhi gli si fecero pesanti e la perpetua se ne accorse.
"Avete voglia di riposare un po'? Gli disse. Venite. Certo vostro fratello il parroco non se la prenderà se riposate un po' nel suo letto"
E così, tutto contento, il senza tetto si infilò nel letto del parroco e si mise e dormire serenamente.
Nel frattempo la messa era finita e il parroco, tutto affamato, arrivò dalla perpetua. La quale lo accolse sorridente.

"C'è vostro fratello di sopra che dorme." gli disse. "Non vi preoccupate. Ho pensato io a lui, dandogli da mangiare e da bere."
"Come mio fratello! Sbottò il prete. Io sono figlio unico!"

Corse di sopra e svegliò di soprassalto il povero senza tetto.

"Cosa fai qui? Barbone!" lo insultò.
"Ho pranzato alla tavola di mio fratello e ho dormito nel suo letto." si giustificò quello.
"Io mica sono tuo fratello!" Rispose il prete, sempre più arrabbiato.
"Come no? Durante la predica, avete detto che Cristo ci insegna che siamo tutti fratelli."

"Sì! Fratelli in Cristo, ma non in polenta" 
                                                                      
                                                                          
Fine





sabato 28 novembre 2015

Il Bilancio Regionale, Napoleone e la Belote

Venerdì 27 novembre, ristorante Napoléon, a Montjovet.

Due eventi in contemporanea. Al piano di sopra, il torneo di Belote, al piano di sotto un incontro sul bilancio, organizzato dai consiglieri di maggioranza del PD.

Sì, sono andato ad un incontro del PD: sono un cittadino della bassa Valle, se la maggioranza organizza un incontro per parlare della legge più importante che viene discussa nell'anno solare, ritengo sia mio dovere partecipare, anche se è fatta da un partito politico che non mi sta simpatico.

L'incontro è stato interessante, ma inquietante. Le cifre sono da ecatombe... Quando c'erano montagne di soldi, sono stati spesi male, ormai è stato dento tante volte che ho quasi la nausea a scriverlo.

Non riesco a non pensare che per la Vallée si prospettino tempi durissimi, per tanti motivi: il mondo si sta girando sottosopra e non vi è essere umano che possa impedirlo. Notizia fresca di ieri, la Lavazza di Verres chiude... i dipendenti di Avda sono senza stipendio e senza cassa, i dipendenti del Carrefour in agitazione, insomma il mondo del lavoro sta crollando. I trasporti sono al tracollo e un assessore folle e irresponsabile butta 50 e più milioni per acquistare inutili bimodali che vedremo tra anni, abbiamo carrette mangia soldi, decine di partecipate, che continuano a stare lì, a mangiare soldi nostri che non ci sono più. L'agricoltura soffre, il turismo barcolla...

Tuttavia, non sono queste notizie pur brutte che mi fanno pensare che siamo nei guai: la cosa peggiore, che mi fa davvero temere per il futuro, è che le persone, i cittadini, non hanno la minima idea di tutto ciò.

Due eventi venerdì 27 novembre, al Napoléon... al torneo di Belote hanno partecipato decine di persone. Bellissima la Belote, divertente, animata, ma... non muove di un millimetro nulla.

All'incontro sul bilancio, qualcosa che può influire pesantemente sul futuro di tutti noi... pochi sparuti pazzi.

C'è da stupirsi? Sono cresciuto in una regione dove l'indifferenza e l'omertà sono peggio che nelle regioni considerate mafiose; una regione dove non ci si è mai preoccupati per il futuro, tanto l'assessore mi troverà un lavoro in una qualche partecipata. Una regione dove i problemi non si risolvono per tutti, ma per l'amico: "Faccio un paio di telefonate, vedrai che andrà tutto a posto."

Le montagne di soldi che per decenni sono arrivati, ci hanno portato a questo... Ci siamo tutti potuti permettere di essere egoisti, ci siamo permessi di sprecare e sperperare, ci siamo permessi di pensare che potesse durare per sempre. La storia, si sa, presenta sempre il conto: il conto è arrivato, è caro e salato.

E chi lo ha prodotto quel conto salato? Certo, chi è stato al potere, chi ha alimentato e tenuto in piedi quel meccanismo, chi oggi alza le mani e punta il dito contro il "cattivo stato centrale", che ha tolto il suo ricco capezzolo dalle troppe bocche che lo succhiavano. Ma la dura e pungente verità, è che se cerchiamo un colpevole, non abbiamo che da metterci allo specchio: tutti noi abbiamo succhiato da quel capezzolo, tutti noi ci siamo crogiolati nel caldo abbraccio protettivo e generoso, senza porci troppe domande, sordi alle poche voci di allerta.

Mamma regione non c'è più... e molti valdostani che hanno vissuto attaccati alla sua gonna, oggi si sentono un po' orfani. Rifugiatevi nella Belote, nelle Batailles, nel Casinò dai 20 milioni di debito all'anno... ma aprite gli occhi per Dio! Mamma regione non c'è più, forse è il momento che tutti ce ne rendiamo conto.

Forse è giunto il momento di diventare adulti, rimboccarci le maniche e camminare con le nostre gambe.

Lunedì inizierà, in consiglio regionale, la discussione sulla legge di bilancio. Quanti di noi lo sanno? Quanti se lo ricordano? E mentre si decide del nostro futuro, sceglieremo di informarci, o andremo a giocare a Belote, infischiandocene come abbiamo fatto negli ultimi 40 anni?



martedì 24 novembre 2015

Filosofia economica - Capitolo V - Chi ha pagato il mio cellulare?

Chi ha pagato il mio cellulare?

"Io!", avrei risposto qualche tempo fa.
Lavoro e, un bel giorno, la mia ditta mi premiò: non proprio in denaro, ma in buoni d'acquisto.

Da tempo pensavo di comprare un cellulare, di quelli che usi col ditino, un "telefono intelligente", insomma, uno smartphone. Mi recai in un centro commerciale e, dopo un po' di cernita, ne comprai uno da 99 euro. Pagai con i buoni e me ne tornai felice e sereno a casa, munito del mio nuovo gingillo.

"Mai farsi troppe domande", dice un detto. L'ignoranza è un bene. Siccome sono un cretino, invece, ad un certo punto mi sono posto una domanda. "Come viene fabbricato un cellulare? Per cosa ho speso i miei soldi?"

99 euro... di cui il 22% è composto dall'Iva: quindi il costo reale è di 81 euro circa, da cui devo togliere il costo del trasporto, il ricarico del venditore, parte dello stipendio del commesso, parte dell'affitto del magazzino, ecc... Butto una cifra, tenendomi alto: 75 euro?

In questi 75 euro, è compreso non solo il lavoro di estrazione e assemblaggio, ma anche la progettazione, lo studio, ecc.

Pensavo che bastasse scrivere su google "Come si fabbrica un cellulare?" per essere sommerso di informazioni, invece ho scoperto che non sono molti coloro che ne parlano. Sono incappato in questo articolo, dell'Università di Padova

Il cellulare si fabbrica in miniera

Un cellulare, buttandoli così a caso, contiene:
"piombo, cadmio, oro, berillio, ferro, cloro, argento e bismuto provenienti dal Nord America; alluminio, stagno, zinco e rame dal Sud America; nichel e palladio dalla Russia; tantalio dall’Australia; cromo e platino dall’Africa; silicio, antimonio e arsenico dalla Cina; da Israele il bromo, oltre chiaramente, a tanto petrolio per le plastiche e per sostenere la filiera. I polimeri costituiscono del cellulare la parte visibile (custodia, display); i metalli, invece, servono per la batteria, l’antenna, i chip che lo fanno funzionare e per i cristalli liquidi dello schermo"

Stic...! Pensai.

Quindi, un bravo omino (bambino in certi paesi), scende nel ventre della terra e si spacca la schiena per tirarne fuori i minerali: uno per ognuno dei minerali citati sopra, ben inteso.

Dopodiché, il carico di minerali viaggia in giro per il mondo, bruciando combustibile, si capisce: va a finire probabilmente in Cina. In Cina, altre persone si mettono sotto, a creare e fabbricare i componenti base del cellulare. I chip, la custodia ecc. Poi ripartono, probabilmente verso gli Stati Uniti o il nord Europa, dove il tutto viene assemblato, marchiato e inscatolato. E da lì, di nuovo via! La linea di distribuzione si mette in moto e il cellulare appena fabbricato viene spedito in tutto il mondo...

E qualcuno ha fatto progetti, ha studiato e continua a studiare, per migliorarli, per venderli, studi di marketing, ricerca scientifica e molto altro: tutto questo per... 75 euro?

No! Qualcosa non torna...

75 euro sono assolutamente insufficienti, per tutto questo giro immenso. 

E' stata sufficiente una breve ricerca e la dura realtà si è palesata.

Non ho pagato io il mio prezioso cellulare!

E chi lo ha pagato? Lo ha pagato il lavoratore africano (molte volte bambini) sottopagato e sfruttato dalle multinazionali? Nei paesi ricchi di risorse, guarda caso, ci sono sempre guerre di un qualche tipo; e guarda caso, ci sono sempre multinazionali presenti; e guarda caso le risorse appartengono alle multinazionali e non alla popolazione; e guarda caso, se qualcuno degli indigeni, giustamente, si incazza per questo trattamento, viene chiamato terrorista...

Chi ha pagato il mio cellulare? I lavoratori cinesi? Le ditte da noi chiudono, per aprire dove la manodopera costa meno. Quindi oltre ai lavoratori esteri, anche i disoccupati italiani pagano per il mio cellulare.

E quì viene da riflettere: lo sfruttamento dei paesi ricchi di risorse, provoca l'immigrazione e l'inquinamento. Entrambi questi fenomeni hanno alti costi... Il lavoro sottopagato nei paesi come la Cina, provoca un'aumento della disoccupazione: altro fenomeno dall'alto costo, sia sociale che economico. E io, che in tutto ciò lavoro e pago tasse sempre più salate?

Gira che ti rigira... vuoi vedere che alla fine, il conto mi viene comunque presentato?

I 99 euro che ho pagato per l'acquisto non rappresentavano quindi il costo del prodotto, bensì solo la prima rata. Una prima rata, senza che si possa sapere quante saranno e quanto costeranno le rate successive: le pagherò in disagi sociali, tasse per sostenere i disoccupati, per rimediare ai danni dovuti all'inquinamento e per gestire l'immigrazione. Non ho idea di quando e di quanto pagherò...

Osservo il mio cellulare... e mi chiedo perché queste cose non vengano spiegate. La risposta è ovvia.

"Ciao! Compri il mio cellulare? Paghi 99 euro subito, poi continuerai a pagare in maniera indefinita, per un periodo indefinito."

Oppure

"Ciao! Compri il mio cellulare? Tutti coloro che ci lavorano sono pagati il dovuto, non sono sfruttati, tutto viene fatto con rigore e salvaguardia dell'ambiente. Costa 2.000 euro."

Oppure

"Ciao! Compri il mio cellulare? Il prodotto costa 99 euro, ma verranno addebitati in futuro 1900 euro di costi aggiuntivi per gestire i danni che ha provocato la sua fabbricazione."

Nessuno lo comprerebbe...

Quindi è un imbroglio. Un imbroglio bello e buono, che viene perpetrato ogni giorno e per una marea di prodotti.

Provate a fare questo esperimento... ogni volta che acquistate qualunque cosa, fatevi queste semplici domande.

1 - Sto davvero pagando l'oggetto che compro?
2 - Come viene fabbricato?
3 - Ha dei costi nascosti, che non pago subito, ma pagherò in futuro?

I vostri acquisti cambieranno radicalmente, ve lo assicuro...


Coda per l'acquisto dell'Iphone

martedì 20 ottobre 2015

Filosofia economica - Capitolo IV - Teoria del bisogno: i bisogni secondari (ma non troppo)

Salve amici lettori,

La volta scorsa abbiamo trattato dei bisogni primari, ovvero di quelli proprio indispensabili alla vita biologica così come la conosciamo.

Oggi parleremo del gradino successivo: ovvero, i bisogni secondari. Secondari ma non troppo... nel senso che, se un essere umano viene al mondo, fare la vita di un vegetale potrebbe non essere tra le sue maggiori aspirazioni.

E lo sanno bene coloro che, per motivi di salute, sono costretti a farne a meno.

I bisogni secondari sono molti e possono variare, ma provo comunque a raggrupparli in grandi categorie, secondo un ordine di importanza puramente personale.

La Salute
Posso avere cibo, aria, acqua e riposo... ma se non ho anche una buona salute, sarà molto difficile poter godere delle cose belle che da la vita. Salute fisica e psicologica, ovviamente. 

Questa parola è un contenitore molto grande, che va al di là di non avere patologie più o meno gravi: se stiamo "male", se proviamo dolore, difficilmente potremo concentrarci su altro.

Una società sana dovrebbe non solo curare e prevenire la malattia, ma curare il benessere a livello prodondo: puntare a quella che viene chiamato "benessere psico-fisico".

Tecnologia
Siamo in buona salute, supponiamo: la vita di ogni giorno ci pone di fronte ad ostacoli, che limitano il nostro accesso ai bisogni primari. Cibo, acqua, aria, ecc... La tecnologia è ciò che ci consente di superare i problemi di tipo pratico.

Quando parlo di tecnologia, non dovete immaginare per forza i computer, i laser o gli astronauti... Il pugnale di selce dell'uomo paleolitico era tecnologia, così come l'arco o la fionda. L'uomo ha una struttura fisica molto inferiore a tanti altri animali: l'unico modo, per sopperire a queste mancanze, è la tecnologia. Produrre vestiti, attrezzi, congegni, che facciano ciò a cui i limiti fisici ci impediscono di arrivare. 

Certo si può vivere anche senza, Adamo ed Eva nudi nell'Eden: ma siccome non tutti siamo proprietari di un'isola tropicale, potrebbe essere utile avere un tetto sulla testa, qualche straccio con cui coprirci, qualcosa con cui scaldarci e illuminarci ecc.

Gli strumenti tecnologici, che risolvono i problemi pratici di ogni giorni, dovrebbero essere a disposizione di tutti. Bisognerebbe usarli con criterio, averne cura e non abusarne, né sprecarli. Troppo spesso nella nostra società usa e getta, non abbiamo rispetto degli strumenti a nostra disposizione. Utilizziamo la tecnologia senza criterio, provocando danni enormi all'ambiente e quindi alla nostra stessa vita.

Servirebbe una nuova cultura della tecnologia, che ritrovi il buon senso. 
 
Libertà
Supponendo di godere di buona salute e disponendo della tecnologia necessaria, potrà venirci voglia di fare qualcosa: fare un certo lavoro, coltivare certi interessi, amare, stare con qualcuno, ecc... Per fare ciò, serve la "libertà". La metto tra virgolette, perché anche questo è un contenitore molto ampio.

Qualcuno potrebbe obiettare che la libertà non è un bisogno secondario, ma primario! No... Osservando quante persone passano la vita prigioniere, magari vivendo male, ma vivendo e perfino a lungo, ne deduco che la libertà è un bisogno secondario. Al mondo esistono molte condizioni che limitano la libertà dell'individuo: molte imposizioni arrivano dalla società, altre ce le auto-imponiamo per paure o pigrizia, altre volte si può essere prigionieri, letteralmente parlando, ed essere chiusi in qualche cella.

Si può vivere anche senza libertà, anzi, molte volte spaventa. Ma questo è un discorso talmente grande che non può essere affrontato qui...

Una cultura che si vuole dire avanzata, deve essere consapevole che la libertà è uno stato estremamente delicato e difficile da mantenere e va continuamente protetto e curato.

E va insegnato, ne vanno compresi in maniera profonda i diritti, ma anche i doveri. Sì, essere liberi comporta dei doveri. Il dovere principale è quello di rispettare la libertà del mio prossimo: rispettare l'ambiente in cui vivo è un altro dovere, così come lo è non abusare della libertà che ci viene concessa. La libertà è una scelta, ma comporta un esercizio molto delicato, dai confini spesso sfumati. Ecco perché è più facile affidarci a regole imposte da altri o a convinzioni provenienti dalla cultura di base a cui si appartiene.

La libertà di pensiero comporta grande fatica e soprattutto grandi dubbi... dubbi che spesso si preferisce non affrontare.

Vi vengono in mente altri bisogni secondari... ma non troppo? Sono curioso di conoscere la vostra opinione.

Alla prossima puntata



venerdì 16 ottobre 2015

Filosofia economica - Capitolo III - Lo strozzino, le banche e la BCE

Buongiorno amici lettori ed internauti.

Oggi vorrei tediarv... ehm, illustrarvi un pensiero che mi sta tormentando da un po' di tempo.

Lo strozzino.

Non devo certo spiegarvi cos'è uno strozzino, ma lo faccio lo stesso.

1. Chi presta denaro a interesse eccessivo approfittando dello stato di necessità in cui si trova chi lo chiede (dal vocabolario Treccani)

Detto così sembra semplice, ma fa un po' a cazzotti con la logica: voglio arricchirmi, quindi presto forti somme di denaro a qualcuno in difficoltà? Uno è alla canna del gas, coperto di debiti e io, grande genio del male e della finanza, gli presto i soldi ad un interesse altissimo?

Non ha molto senso... è molto probabile che non vedrò più i miei soldi, qualunque sia la minaccia che posso mettere in campo.

Ed è proprio questo il pensiero che mi tormenta: supponendo che non tutti gli strozzini siano degli idioti, deve esserci un valido motivo, per cui prestano i loro soldi a chi sanno benissimo non sarà mai in grado di restituirglieli.

E questo motivo, è, secondo me... il dominio.

Lo scopo dello strozzino non è arricchirsi: lo scopo dello strozzino e dominare, possedere, schiavizzare. La vittima dello strozzino è schiava dello strozzino: lo strozzino possiede i suoi beni, i suoi soldi, di fatto... la sua vita.

Meglio di chiunque altro, lo strozzino ha capito che il vero valore non sono pezzi di carta con un numero stampato sopra; bensì la possibilità che questi hanno di comprare beni, servizi e persone.

E ora veniamo al titolo del mio post: "Lo strozzino, le banche e la BCE".

Perché questo strano titolo? Lo strozzino è un delinquente: di quelli che spezzano le dita o ti fanno esplodere l'auto se non paghi, come nelle più classiche storie di mafia. Utilizza i prestiti di denaro per avere aziende, attività, comprandole a prezzi stracciati, dopo averle affogate nei debiti.

Un po' come fa una banca, non credete? Solo che, ci mancherebbe, quando lo fa la banca è legale... La banca crea (stampa) della carta (ma neppure, ormai avviene in maniera elettronica), te li presta e, se non sei in grado di restituirli, ti porta via la casa. Tradotto, in cambio di NULLA ti porta via beni, possedimenti, lo stipendio ecc ecc.

Ma aumentiamo il tiro. Tutti saprete che cos'è il Quantitive Easing, ma siccome voglio fare il figo ve lo spiego in parole semplici.

Sei uno stato in difficoltà? Le tue banche e aziende statali sono in crisi perché nessuno ne compra più i titoli? Non ti preoccupare, ci penso io, BCE: stampo un po' di carta, ci scrivo sopra un numero e, in base al valore che ci scrivo, tu mi dai i tuoi titoli.

Lo ripeto, stampo carta, ci scrivo sopra 500 e tu stato mi dai titoli di credito o azioni delle tue aziende partecipate per il valore di 500 euro... Tradotto, in cambio di NULLA, tu stato mi dai pezzi di servizi fondamentali per i tuoi cittadini, oppure ti indebiti con me (BCE) a vita e per la vita di 6 o 7 generazioni future!

Ecco... lo strozzino di governo... E, per aggiungere il danno alla beffa, se non paghi uno strozzino e salti per aria, magari ti intitolano una scuola e il presidente della repubblica parteciperà al tuo funerale. Se invece non paghi una banca e ti suicidi per i troppi debiti, devi sperare che non si rivarranno sulla tua famiglia, pignorandoti anche il loculo di famiglia.

Se poi, uno stato si azzarda a non pagare la BCE, allora sono cavoli proprio amari: l'intera società va sotto accusa! Popolo di fannulloni, quelli che per anni hanno vissuto sopra le proprie possibilità! Che hanno approfittato della carta stampata con il numerino scritto sopra... e ora devono pagare!! I governi varano manovre lacrime e sangue, si taglia, sanità, scuola, trasporti... E ci si ritrova a lavorare come cretini e pagare montagne di tasse, senza che queste servano a nulla: vengono assorbite, trangugiate dal debito, dai pagamenti arretrati con lo strozzino BCE.

Solo io trovo che tutto ciò sia un tantino assurdo?

Non riesco a capire dove tutto ciò possa portare: so solo una cosa. Dello strozzino non ci si libera continuando a pagare: dello strozzino ci si libera denunciandolo, combattendo... e certo, subendone le ovvie ritorsioni. E se non ci riusciamo, se proprio vogliamo continuare a subire lo strozzinaggio legale e di stato, almeno cerchiamo di smettere di sentirci delinquenti. I delinquenti, fino a prova contraria, sono loro!

Alla prossima puntata!


martedì 6 ottobre 2015

Guerra e Pace

Santa wikipedia.
Oggi, facendo qualche ricerca sulla parola "guerra", sono incappato in questa massima latina


Copio incollo da wikipedia, che magistralmente ne spiega due significati: quello letterario, più ovvio e un secondo, più sottile.

Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina di autore ignoto ma presente in molti autori in varianti poco differenti. Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace è quello di essere armati e in grado di difendersi, può anche significare, in maniera più sottile, che un espediente per tenere unito e concorde un popolo, e quindi poterlo meglio governare, è di creare un nemico all'esterno o al suo stesso interno (vedi divide et impera).
Il significato principale è chiaro... ma è quello sottile, quello più inquietante.

Fin dalle prime civiltà, coloro che volevano il potere capirono che il modo migliore per ottenerlo, per ottenere obbedienza e controllare il popolo, era quello di dar loro un nemico da combattere.

Riportato nella nostra realtà di oggi, fa un po' impressione: quanti nemici sono stati creati, al solo scopo di essere distrutti? Quanti dittatori andati al potere grazie ad un "aiutino", poi sono stati additati come l'origine di tutti i mali?

E ovviamente, il motore di tutto ciò sono i soldi: notizia di oggi, l'acquisto di 12 nuove navi da guerra, per svariati miliardi di euro... Il tutto per combattere i terribili nemici della patria, che sarebbero quei gommoni carichi di disperati, che galleggiano per non si sa quale miracolo? Suvvia... possiamo anche far finta di crederci, però...

In tutto ciò, non posso che essere colto da un inquietante pensiero: dopo migliaia di anni, solo la tecnologia si è evoluta... ma non abbiamo imparato nulla. Ci scanniamo tra poveracci, manovrati da qualche furbone, ammaliati da chi manipola l'informazione, aizzati come cani da combattimento gli uni contro gli altri.

La cosa ridicola è che non ci sarà mai un vincitore: abbattuto un nemico, ne verrà creato uno nuovo e così via.

Finirà mai?


giovedì 1 ottobre 2015

Filosofia economica - Capitolo II - Teoria del bisogno: i bisogni primari

Poste alcune domande senza risposta, vorrei ragionare su un aspetto, quello principale, che sta alla base di tutta la nostra economia.

Il bisogno.

E' innegabile, l'intera vita umana si basa sul bisogno di qualcosa.

Facciamo una piccola classifica? Dividiamo i bisogni in categorie? Non bisognerebbe farlo, fare categorie, dare etichette, ma siccome sono un ingegnere ed è mia abitudine assumere che un cavallo possa approssimarsi ad una sfera, per semplificare i conti, ritengo sia utile approssimare i bisogni umani in alcuni grandi insiemi. Sempre per semplificare la spiegazione.

Bisogni primari
Senza tanti giri: cibo, acqua, aria, sonno.
La base, ciò che consente la vita di qualunque essere vivente multicellulare, dal vegetale allo scienziato. Ovunque viviamo, qualunque lingua parliamo, qualunque sia il nostro ceto sociale, ceto asociale, orientamento sessuale, disorientamento sessuale, credo, colore dei capelli ecc ecc, di queste 4 cose assolutamente non possiamo fare a meno. Almeno non a lungo.

Non solo, siccome siamo vivi e quindi disponiamo per forza di tutte e 4 queste cose, dobbiamo ricordarci che la loro qualità influenza in maniera direttamente proporzionale la qualità della nostra vita. E' innegabile che mangiare cibo sano, bere acqua sana e respirare aria sana, sia molto meglio di mangiare schifezze, bere acqua reflua e respirare direttamete dal tubo di scappamento del trattore del nonno.

Spesso dimenticato, il 4° bisogno primario che ho indicato, è importantissimo: il sonno. Dormire. Il sonno, così come il cibo, l'acqua e l'aria, è un bisogno fondamentale, senza cui non è possibile la vita. Ogni forma di vita, sia vegetale che animale, ha degli stati di riposo e di attività, regolati per lo più dal ciclo solare: nei bisogni primari spesso ce ne dimentichiamo, ma la qualità e la quantità del riposo, del sonno, influenza tantissimo la qualità della nostra vita. La sua assenza, per periodi anche non molto prolungati, porta alla morte, così come l'assenza di cibo, acqua o aria.

I bisogni primari e l'economia
Possedere il pieno controllo di uno solo di questi bisogni... è il modo completo e definitivo di rendere schiavi e succubi interi popoli. No, non sto rivangando qualche frase da cioccolatino: è davvero così.

Immaginate ad esempio che tutta l'acqua dell'intero pianeta, tranne quella in vostro possesso, non sia potabile. Altro che oro, diamanti e petrolio: una sola goccia, della vostra acqua, varrebbe qualunque cifra voi decidiate che valga.

"Ad rivum, eudem lupus et agnus venerant, siti compulsi", raccontava Fedro nella sua favola.

La sete spinge lupi ed agnelli all'acqua: e per quanto grande la paura dell'agnello possa essere forte, egli sarà costretto ad affrontare il lupo per poter bere e sopravvivere... rischiando ovviamente lo sbranamento.

I bisogni primari sono qualcosa da cui non possiamo fuggire, a meno di non accettare una bruttissima morte: la fame e la sete spingono popoli ad attraversare interi deserti, fanno dimenticare pericoli, paure, buon senso, affetti... ogni cosa. Sono implacabili, scritti col fuoco nel nostro DNA, spazzano via ogni convenzione sociale, buon proposito, alto moralismo. La più docile, buona, fantastica e acculturata persona, privata di uno dei suoi bisogni primari, diventerà senza dubbio una bestia, capace di qualunque azione che oggi, nelle nostre piccole e fragili società perbeniste, condanneremmo.

Riflettete su quanto l'assenza di un sonno di qualità, soprattutto nelle grandi città, renda scorbutici e tendenzialmente violenti e aggressivi i suoi abitanti...

L'equilibrio sociale, dal mondo intero al piccolo rifugio di montagna, si regge su questi 4 bisogni: ecco perché la società dovrebbe mettere al primo posto dei suoi doveri la loro tutela. Cibo, acqua, aria e riposo dovrebbero essere prodotti da tutti, protetti da tutti, in quantità sufficiente per tutti e in qualità degna di essere consumata da un essere umano. Non dovrebbero esserci mire o interessi legati a questi bisogni...

Il tentativo di controllo dei bisogni primari
Ovviamente ciò non avviene... Non è una male della società moderna questo, beninteso: tutta la storia si basa su sovrani e dittatori che razziavano cibo, possedevano terre e dominavano interi popoli proprio grazie al guinzaglio dei bisogni primari.

Per avere di ché mangiare, si marciava verso una qualche guerra di cui non si sapeva nulla, si lavorava in campi da cui sarebbe stato sottratto il 90% del raccolto, per conquistare una città la si assediava affamandola e tutta una quantità di altre vessazioni che l'umanità si è autoinflitta per millenni.

Oggi ovviamente questo continua, con l'aggravante che la scienza e le nuove scoperte portano all'ennesima potenza la capacità di controllare ciò di cui ci nutriamo. OGM, tentativi di privatizzare le fonti di acqua, abbattimento delle colture naturali a favore di quelle industriali e di massa, distruzione delle riserve di pesca e della possibilità del pianeta di rigenerare nuove risorse.

Tutto ciò per... cosa? Mi sono posto molte volte questa domanda: che senso può avere che metà del pianeta si ingozzi di cibo, spendendo poi miliardi nel tentativo di smaltire quanto mangiato e l'altra metà crepi di fame e stenti a riempire lo stomaco? Che senso può avere avvelenarsi col gatorade e contemporaneamente avere popoli interi senza acqua potabile?

Follia umana... o volontà di dominio?

Far sì che certi cibi costino meno e contemporaneamente ridurre in povertà grandissime fette di popolazione... non porta forse quelle persone affamate a nutrirsi proprio di quel cibo? Riempire le scuole di prodotti schifezza, anziché di cibo sano, non ha come unica conseguenza la malnutrizione e quindi la malasalute dei nostri bambini? Bombardare le pubblicità con prodotti industriali non ha forse come unico obiettivo quello di guidare l'acquisto di prodotti fatti da multinazionali del cibo? Diffondere OGM, che non possono essere ripiantati... mettere fuori legge certe colture, avvelenare l'aria e l'acqua, disturbare il sonno con ogni tipo di radiazione elettromagnetica... non ha forse come unico obiettivo il dominio dell'umanità?

Immaginate un mondo futuro... in cui tutto il cibo è OGM, posseduto dalle multinazionali: per nutrirvi... dipenderemmo dalla loro magnanimità? Terribile, non pensate?

Concludo ancora una volta con più domande che risposte... ma sono domande che forse vale la pena di porsi.

Link interessante
http://www.valut-azione.net/blog/i-bisogni-umani-e-la-loro-soddisfazione-6-strategie-per-affrontare-un-tema-complesso/



mercoledì 9 settembre 2015

Filosofia economica - Capitolo I - Soldi = benessere?

Seguo un po' l'economia.
Lungi da esserne un esperto, oso definirmi un mediocre dilettante.

Notizie, previsioni, paroloni... ma il messaggio trasmesso da tutti è poi uno soltanto: bisogna consumare e produrre di più, per diventare più ricchi e rilanciare l'economia.

Bisogna quindi rilanciare gli acquisti, i consumi, per far crescere il PIL e riuscire a mantenere sostenibile il debito pubblico (enorme).

Sembra facile: malattia, diagnosi, ricetta.

Io ho una domanda: se qualcuno esperto di economia mi può rispondere gliene sarò grato.

Al di là dell'aspetto finanziario e della fame delle multinazionali e delle banche, nonché dei creditori e dei fabbricanti di denaro... ci serve davvero produrre di più? Ci manca qualcosa? 

Il cibo no di certo, ne buttiamo a tonnellate in barba a milioni di affamati del terzo mondo. Più vestiti? Telefoni? Case? Auto? Divertimenti? Medicine? Cosa? Cosa ci manca? Perché se qualcuno mi viene a dire: "Devi produrre di più, devi consumare di più!" io me lo chiedo. "Va bene, produco, consumo... ma cosa?"

Abbiamo bisogno, in questo momento di "cose"? Penso a me stesso e mi dico di no: cibo non ne mangio molto, ne ho in abbondanza (di buona qualità e a km 0 of course). Ho vestiti, ho un'auto che consuma poco e funziona ancora bene, ho un portatile del 2003 che fa ancora egregiamente il suo sporco lavoro, un cellulare da 99 euro con tutto ciò che mi serve...

Eppure, lo dice la pubblicità, questo profumo, questa auto, questo cellulare, questo tal prodotto ti renderà più bello, più affascinante: quello che hai è vecchio, fai vedere che vali di più comprando il modello nuovo, anche se non ne hai alcun bisogno.

Provochiamo enormi danno all'ambiente... e tutto ciò per produrre di più dell'anno scorso: per essere più ricchi dell'anno scorso. Mangiamo di più, così ingrassiamo di più e spendiamo di più per la palestra che ci consente di dimagrire (tanto per fare un esempio stupido).

Di più, di più, di più... ma questo "di più" può durare per sempre?

E soprattutto, ci rende felici? Pur di produrre di più ed essere più ricco, sono disposto a rovinarmi la salute? Sono disposto ad inquinare l'ambiente avvelenando il futuro di intere generazioni, oltre che il mio presente? Sono disposto a passare sopra a tutti, mors tua vita mea?

Questa necessità di avere di più, proviene da un bisogno reale o da un'illusione di felicità e benessere che non raggiungeremo mai?

Chiudo qui, con più domande che risposte, il primo capitolo di Filosofia economica. Chi lo desidera può aiutarmi a trovare le risposte, ma penso sia importante partire con le giuste domande.


venerdì 14 agosto 2015

Fiscal compact - Ve n'eravate dimenticati?

Buongiorno amici lettori,

è da un po' che non mi occupo della mia pagina personale, ma siccome l'estate volge al termine, voglio portare una ventata di ottimismo (si fa per dire), ricordando a tutti una cosa da tempo dimenticata.

Il Fiscal Compact.

Ne parlai qui al tempo delle elezioni europee: ebbene, non è mica sparito sapete? E' in vigore e dall'anno prossimo (2016) dovremo pagarlo.

Ora, prima di annoiarvi con qualche calcolo, vorrei segnalarvi questo articolo.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-08-14/pil-istat-02percento-secondo-trimestre-confermata-stima-attesa-075459.shtml

Ci tengo a sottolinearlo: è tipico degli organi di informazione alzare le stime di crescita in fase elettorale (nel 2014 in fase di elezioni europee davano una crescita dello 0.6%, poi a fine anno si è arrivati a -0.4%, un punto percentuale in meno!)

Ma ora veniamo ai conti noiosi.

Nel 2014, il PIL dell'Italia è stato di circa 1.553 miliardi di euro.
Supponendo una crescita dello 0.7%, nel 2015 dovrebbe essere: 1.564 miliardi di euro (conto a spanne)

A questo va aggiunta l'inflazione, prevista per quest'anno allo 0.2%, arriviamo ad un PIL reale di 1.567 miliardi di euro. (sempre a spanne)

Il debito pubblico attualmente è 2.203,6 miliardi.

Supponiamo (ottimisticamente) che resti uguale. Ciò significa un rapporto debito/pil = 140,6%!!!

Ora... ricordate come funziona il Fiscal Compact?
Prevede che per 20 anni, si riduca di 1/20 la percentuale debito/pil che eccede il 60%.

Per il 2016 che significa?

Per essere in regola con i parametri europei, dettati dal fiscal compact, il nostro debito pubblico dovrebbe essere 940,2 miliardi. Siamo fuori di 1.263,4 miliardi.

Bisogna tagliare questa cifra di 1/20 nel 2016: ovvero, un taglio alla spesa (o una crescita) di 63 miliardi!!

Anche supponessimo una crescita dell'1%, obiettivo lontanissimo, la situazione cambierebbe di poco...

Ora, già si vede necessaria una manovra da 30, 35 miliardi in autunno per evitare che scattino le clausole di salvaguardia (aumento dell'Iva, tagli orizzontali alla spesa ecc), in più il buon renzi ha promesso tagli per 15 miliardi (tanto mica sono soldi suoi), già si chiede all'europa di arrivare al limite del 3% del rapporto deficit/pil (che vuole dire fare altro debito però, contrariamente a quanto chiesto di raggiungere il pareggio di bilancio), in più pagare una batosta del genere per il fiscal compact...

Spesso l'informazione ha attaccato questi dati: perché se l'inflazione crescesse, se il pil crescesse, se una cometa di due tonnellate fatta di oro 24 carati cadesse sul suolo nazionale, l'impatto del Fiscal Compact sarebbe molto meno.

Ok, ma se se se se tutto questo non succedesse? Noi che fine faremmo? Nessuno nomina più questo trattato...

Io ho fatto dei calcoli banali da bambino delle elementari: se qualche luminare dell'economia mi volesse smentire, sarò ben felice di accogliere le sue obiezioni.

Nel frattempo che aspetto, posso vederla grigia?