martedì 29 ottobre 2013

Animali leggendari Valdost(r)ani

Ogni terra ha le sue storie, le sue leggende tuffate in ricordi antichi, tramandati di generazione in generazione. I racconti, la trasmissione orale di memorie, è qualcosa di eccezionale; ogni persona che la racconta, aggiunge qualcosa, arricchisce, inventa... Certo, la verità si perde, il ricordo originale viene stravolto, ma questo "arricchimento", ha permesso ad alcuni racconti meravigliosi di giungere fino a noi.
 
La Valle d'Aosta non fa eccezione: oltre ai soliti santi, maghi, streghe, diavoli, draghi e tutto il cucuzzaro di mostri ed eroi classici, vi sono alcune perle, animali leggendari sconosciuti ai più, ma decisamente bizzarri e degni di nota.
 
Partiamo dal più famoso: chi vive nei dintorni della Valle d'Aosta lo conosce. Il suo nome è Dahù: che potete trovare addirittura su Wikipedia!
  
  
Al Dahù sono intitolati alberghi, gare di corsa in montagna e di mountain bike, rifugi e ogni altra cosa possa attirare turisti. Ognuno ha la sua particolare descrizione su questo bizzarro essere: tutti però sono concordi su quella che è la sua caratteristica principale, ovvero quella di avere le zampe di un lato del corpo più corte. Questo gli consente di stare comodamente in piedi sul crinale della montagna: vantaggio, che tuttavia gli può causare qualche imbarazzo. Sentite infatti, qual'è il miglio metodo (copio incollo da wiki), per catturare un Dahù.
 
"La tradizione vuole che esista un sistema molto facile ed efficace per catturarlo: bisogna sorprenderlo alle spalle e urlare ad alta voce "DAHU", e quindi l'animale, molto curioso di sua natura, si gira per vedere chi lo ha chiamato e - trovandosi improvvisamente con le zampe più corte sul lato a valle - si gira e cade. Pare, secondo alcuni, che la cattura del Dahu dia i migliori frutti se fatta di notte, in compagnia di una ragazza."
  
Donne! Non esistate! Fatevi avanti e partiremo di notte sui pendii della mia mitica terra, a caccia di Dahù!
 
ps: secondo i racconti del mio villaggio, alcune specie di Dahù avrebbero addirittura le ali!
 
 
 
Ma proseguiamo nella rassegna degli animali Valdost(r)ani.
Molto meno conosciuto, assolutamente "Made in Aosta Valley", non posso non fare riferimento al "Grep". Qui il tono cambia decisamente: non siamo più nell'ambito del curioso, coccoloso e mite Dahù. Il Grep è decisamente un mostro, di quelli da notte del terrore.
 
Non si ha idea di come sia questo mostro: nessuno è mai sopravvissuto ad un suo incontro. Abita gli spazi angusti dei "Ru". I Ru sono dei canali, scavati nel medio-evo per portare l'acqua ai villaggi ed è proprio lungo questi canali che il terribile Grep, provenendo dai fiumi, ha raggiunto i villaggi. Tutto ciò che si sa del Grep è questo, che ha dei terribili artigli, con cui ghermisce i bambini incauti che si avvicinino troppo all'acqua... Eh sì, il Grep è un rapitore di bambini: e cosa faccia loro dopo averli catturati è un mistero.
 
 
Nel mio comune, sono ben due i canali: il "Ru Herbal", canale inferiore e il "Ru d'Arlaz". Ognuno col suo terribile Grep. Eppure, a contrastare questa forza del male, esiste per fortuna una forza del bene: sul dirupo roccioso che domina il comune di Challand Saint Anselme, è ben visibile una figura. Osservando il dirupo da lontano, soprattutto quando il sole la colpisce, è possibile distinguere chiaramente una bianca figura di donna: conosciuta come la Madonna di Orbeillaz (il villaggio in cui passa il Ru d'Arlaz), si dice che vegli sui bambini che vivono sotto il suo sguardo.
 
Infatti, non si è a conoscienza, a memoria di uomo o di racconti o di carte, che nessun bambino nei villaggi di Orbeillaz e Pesan (il villaggio inferiore attraversato dal Ru Herbal), sia mai stato rapito dal Grep.
 
Ora, la storia del Grep me la raccontava mia nonna quando ero piccolo piccolo, per far sì che non mi avvicinassi incautamente al canale: ma io ci caddi lo stesso... I canali, i Ru, ora passano coperti attraverso il paese, ma una volta erano scoperti e il sentiero di terra battuta li costeggiava senza alcuna protezione: i bambini giocosi e vivaci, correvano qua e là liberi tutto il giorno.
  
Quindi quella del Grep è solo una storia raccontata per tenere i bambini lontani dal pericolo... forse...
 
ps: con mio padre e mia sorella, ho scalato il dirupo su cui si vede la figura femminile e ho raggiunto proprio la "figura". Cosa vi trovammo, però, è un'altra storia, che forse un giorno racconterò ;)
 
pps: farò una foto alla "figura" e la posterò qui. abbiate pazienza, ora non trovo la foto che avevo fatto tempo fa.

martedì 3 settembre 2013

Lentamente muore...

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,
chi non parla e chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che una serie di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge e chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che esser vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
 
Martha Medeiros
 
 
 
In lingua originale:
http://niilismo.net/reflexoes/a_morte_devagar.php 

giovedì 18 luglio 2013

Tam Tam

Il suono del tamburo riecheggia tra le montagne.
 
No, non sono antiche tribù di Salassi, uscite dall'area megalitica di Saint Martin de Corléan, distrutta dagli abusi edilizi e dagli appalti truccati: né indiani pellerossa all'assalto del trenino fantasma di Cogne. Non sono tamburi di parate, per accogliere qualche potente all'aeroporto senza aerei di Aosta.
 
No. Questo tamburo che udite è la vostra voce interiore. E' la vostra voce interiore che non potete far tacere. E' la vostra voce interiore che grida: "Alzati! Alzati per tutti i diavoli e combatti! Fa sentire la tua voce! Smettila di stare seduto a piangere in un angolo, nascosto, in silenzio!"
 
Non è questo il momento di rimanere a guardare. Non lo vedete che il mondo sta cambiando sotto i vostri occhi? Davvero riuscite ad ingoiare ogni porcata che la casta di potere compie ai nostri danni?
 
Siete disposti ad invadere le strade per lo scudetto della Juve, ma per il voto con cui i partiti si tengono i nostri soldi, fregandosene di un referendum, non dite una parola? Zitti come piccoli servi in fila ad aspettare le frustate?
 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/17/camera-boccia-stop-finanziamento-partiti-protesta-m5s-a-montecitorio/659013/
 
I disonesti possono agire solo nell'indifferenza degli onesti. E allora, questo tamburo che sentite nel vostro cuore, è la chiamata a raccolta degli onesti, è la chiamata a raccolta degli stufi, è la chiamata a raccolta di chi è ancora abbastanza pazzo, da credere che il mondo si possa cambiare.
 
Allora, a tutti coloro che sono stufi del marcio di questo paese, di questa regione; a tutti coloro che sperano di veder cambiare le cose, io grido "Rispondete a questa chiamata!" Il mondo non cambia da solo, il mondo viene cambiato nel cuore di ognuno di noi!
  
Non lasciate che la vostra voce si perda nel silenzio dell'indifferenza. Unitevi a noi! Insieme, faremo in modo che la nostra voce sia udita.
 
E all'inizio saranno poche, fioche, è come un piccolo grumo di neve, che si stacca sulla cima di una montagna. E' microscopico, insignificante: ma quel grumo sposta un altro po' di neve. E poi un altro po'... finché, alla fine, viene giù la montagna, una valanga di voci, di idee, di voglia di cambiamento, che nessuno sarà in grado di fermare! Siate con noi la forza travolgente che spazzerà via il malaffare e i disonesti da questo territorio!




mercoledì 29 maggio 2013

E se noi sparissimo...

Oggi è uno di quei giorni in cui sono girato male.

Ogni giorno, mi alzo al mattino, mi vesto di buon umore ed entusiasmo, esco sul balcone con un bel bicchier d'acqua rigorosamente preso alla fontana del villaggio e, mentre lo bevo mi godo la vista delle Tre Dame che dominano Challand e tutta la vallata. E mi sento felice della mia vita: mi alzo volentieri per andare a fare un lavoro che mi piace, di salute sto bene, mi concedo qualche piccolo lusso ogni tanto e la sera mi bevo un bel bicchiere di vino, vicino alla stufa accesa, siccome fa ancora freddo e la neve stanotte è scesa ad un soffio da casa mia.

Ogni giorno, scelgo di essere felice e sorridente, perché il mondo è bello, la vita meravigliosa e ringrazio Dio per ogni giorno mandato in Terra.

Oggi no! Oggi ho scelto di arrabbiarmi. Mi arrabbio con quelli che si lamentano, ma poi non fanno nulla; mi arrabbio con i criticoni, che "Quelli del M5S non sono capaci a far niente, nessuno li conosce, sono stupidi bla bla bla". E se invece di criticare tanto ci deste una mano? Eh no, troppo difficile. Meglio rimanere attaccati alla vecchia logica del "Intanto campo fino a domani, poi qualcuno ci penserà."

Oggi sono arrabbiato: sono arrabbiato con quelli del "Bravi, andate a rompere le scatole, questi devono sparire!" Andate? Andate?! Andate??!! Eh, certo, andate: andate a farvi insultare, a spaccarvi la testa e la schiena, fate il lavoro sporco al posto nostro, così noi camperemo felici sui vostri successi. Bene...

Oggi sono arrabbiato, con quelli che quando si parla hanno in mano tutte le soluzioni del mondo: "Bisognerebbe fare così, rilanciare quello, fare quest'altro." Sono arrabbiato con i dispensatori di buoni consigli, predicatori del tempio, ma che quando bisogno infilare le mani nel fango, quando bisogna mollare il divano e la televisione, quando bisogna entrare in gioco... ops, hanno di meglio da fare, oh, proprio oggi non posso, ehi, verrei volentieri, ma c'è la partita.

E di solito sorrido, ascoltando quelli che ci criticano e non rispondo, ascolto quelli che "Siete come tutti gli altri." Oggi invece rispondo.

Siete voi! Voi incollati alla tv e al divano che siete come tutti gli altri. Sempre pronti a criticare, a suggerire a pontificare, ma poi non muovete un passo.

Siete voi, ad essere come tutti gli altri. Che a sentirvi parlare avete tutte le soluzioni, ma evidentemente siete troppo elevati rispetto a noi, per metterle in pratica!

Siete voi, ad essere come tutti gli altri. Che va tutto male e nessuno capisce niente, ma intanto lasciate soli quei pochi che cercano di fare qualcosa!

E allora, vorrei farvi una domanda, se per un attimo vi staccate dalla vostra tv, dal vostro divano, dal vostro giornale, dal vostro bar: cosa succederebbe, se noi un giorno ci stufassimo? Se ci stancassimo, di ricevere insulti? Se ci stancassimo, di essere lasciati soli a combattere contro poteri enormemente superiori ai nostri? Se ci stancassimo, di sentire consigli e di essere mandati al macello da voi, che di muovervi non ci pensate nemmeno? Se ci stancassimo... e lasciassimo stare quello che stiamo facendo... A voi, cosa resterebbe?

Chi romperebbe le scatole al potere? Chi vi farebbe conoscere le cose che preferite non vedere? Chi sarebbe un facile bersaglio delle vostre critiche? Perché si sa, chi non fa non falla e non corre pericoli. Chi si batterebbe per un futuro migliore? Che sarà migliore per voi, anche se restate a guardare.

Non temete, non succederà: noi continueremo nella nostra lotta. Continueremo perché siamo delle rocce; continueremo perché anche se sbagliamo, sappiamo imparare dai nostri errori; continueremo, perché se cadiamo, sappiamo rialzarci. Ed è questo il nostro più grande successo. Troppe persone valide a cui voglio bene stanno male a causa della mala politica, ma stanno male anche a causa di chi sostiene la mala politica. Stanno male a causa di chi gira la testa dall'altra parte; stanno male a causa di chi preferisce la tv e il divano alla partecipazione. E' per loro che non mollerò e la festa non durerà a lungo nemmeno per voi, per voi che ora vi credete al sicuro, perché vi siete prostrati al potente di turno.

Qualche idiota parla di "flop" del movimento 5 stelle. Io parlo di flop dell'Italia: l'Italia che non va a votare, l'Italia che vivacchia, l'Italia che aspetta che ci pensi qualcun altro, l'Italia che preferisce "essere delusa" invece di incazzarsi e scendere in campo e partecipare assieme a noi, l'Italia che sceglie la strada facile, che ci porterà al disastro.

L'Italia ha fatto flop: il Movimento 5 Stelle è in crescita continua. I nostri attivisti aumentano, i nostri consiglieri aumentano ovunque. L'Italia che preferisce combattere e opporsi è con noi. E coloro che preferiscono ascoltare le bugie dei giornali, delle tv e dei politici, si accorgeranno presto che questa crescita è inarrestabile.

Il vostro divano diventerà presto molto scomodo: la vostra tv comincerà presto a risultarvi incomprensibile, così come è successo a noi. Le parole dei giornali, vi faranno solo incrociare gli occhi. Per ora vivete ancora in quel mondo finto, fatto di volti noti, di balle, di partite di calcio, di veline, di talk show, di menzogne... ma la realtà bussa alla porta; è una realtà scomoda, una realtà dura, una realtà che non potrete ancora ignorare a lungo.
 
E quando vedrete la realtà... dovrete sperare che noi ci siamo ancora. E noi ci saremo! Più duri e decisi che mai!



venerdì 24 maggio 2013

La forza dei Leoni

Ed eccoci qui. Ormai ci siamo.
Lunga ed estenuante, questa campagna elettorale sta arrivando alla sua conclusione.
E' da gennaio che va avanti: sì, perché tra le politiche e le regionali... non c'è stata tregua.

Quante cose sono successe in questio periodo... La prima raccolta firme, la notte davanti al tribunale e lo straordinario successo alle politiche. Il seguito è stato in salita, la raccolta firme sotto il fuoco incrociato e furibondo, di coloro che spingevano per il famoso accordo col partito democratico. Nel frattempo nasceva sotto buoni auspici il meetup in bassa valle. Solidi come rocce, sotto la pioggia, in mezzo alla neve, abbiamo resistito assieme a tutti gli attacchi. Abbiamo preso sonori vaffa e duri insulti, abbiamo ingoiato grossi rospi, subito ostacoli e boicottaggi... ma siamo andati avanti. E alla fine di nuovo, davanti al tribunale, giorno e notte, neve e pioggia.

Le serate, una dietro l'altra; le persone, a volte poche, a volte nessuna, a volte qualcuna in più. Abbiamo vagato in giro per la Valle, cercando di aprire e cambiare la testa dei valdostani: una alla volta, se necessario. Abbiamo riso e ci siamo arrabbiati: abbiamo avuto giorni difficili in cui magari pensavamo di non farcela e magari abbiamo avuto qualcuno che ci è stato vicino e ci ha dato la carica, per proseguire.

Molti di noi sono cambiati molto in questo periodo: abbiamo imparato ad affrontare domande difficili, a rispondere agli attacchi, a parlare in pubblico. Siamo tornati a scuola...

E poi c'è stata la serata di Grillo... che è stata una grande grandissima serata. Non per lui, ma per noi. Siamo stati grandi, tutti quanti.

Giorno dopo giorno, con pazienza, fatica e determinazione, qualche intoppo organizzativo siamo infine arrivati all'ultimo giorno. E consentitemi di dirlo, comunque vada sarà un successo. Affrontiamo delle corazzate in guerra e noi siamo nel mezzo: senza mezzi, con poca esperienza, ma con il desiderio, la voglia di fare bene e hanno paura, una paura fottuta di noi.

E' stata una grande avventura e sono grato di avervi partecipato. Tutti noi non siamo più semplici spettatori, ora noi siamo protagonisti, noi siamo partecipi di questa avventura.

I nostri maggiori avversari hanno litigato sull'utilizzo del simbolo del leone, nei loro stemmi.
Questi però non hanno capito una cosa: tra due leoni, finti e disegnati, i Leoni, quelli veri, siamo noi!!
  



domenica 12 maggio 2013

De qui à l'et é la nit? - A chi appartiene la notte?

U iire un ten, ou vuladgio de Orbeillaz, da cumeuna de Tchaland Damoun, un ommo cu se mandae Leisis.
Iire itchaten e Leisis lae travaiilà un moui tsu djor: e iire aruva i mite que comintsae fran de esse quieca nit. Conten de poesse retchavié i shè mite, avo la sa fenna e li shè mina, se recorda d'un crep una tchousa: l'ae ibià de invri l'eva pe ivé li pra de Tchampusé!
 
Iire fran teup e indonca iire pas li lutche e l'illumination che ie son ora e Leisis l'ae gran puera de alé per li pra: se contae che passà la mianit, ii armé in pena di mort torgnaon pe li tchumin e pe li pra, parì li djen lanmaon mash isté catchà i mite.
 
Totun, ire fran damadjio de pas poé ivé: iire fran gran manca e lo djor apré Leisis l'aret pama avu l'eva, quar indonca n'un aé dret pas que an djor pe coneuil dinden la sunana. Ie pensa e ie repensa... ma à la fin Leisis tchapà lo piquiot lanternin a ole, cu fejae na piquioda piquioda lutche e se muda pe buté l'eva ou sho pra.
 
Iire nit esquieuz... e Leisis trubulae de troé lo tchumin: e purtan, aruva u coneuil de l'eva e l'invrì. Djacque, bastaé pas: ora falaé shovre l'eva djus pe la riva. E Leisis pian pian, pian pian, vo la sha sapa e vo lo sho lanternin a ole butta l'eva djus pe lo sho pra. Fran conten de avé luvra, se butà la sapa in ehpala e alà kiodre lo coneuil; ma quand levà la tehta, apré aver kiodju lo portin, se troà devan un Gran Bian, una de tselle arme in pena, ki torgnaon apré la mianit.
  
E una gran voié sortì du Gran Bian.
- "De qui à l'et é la nit?" Demanda a Leisis.
Leisis ié pensa quahque seconda, apré l'at raspò.
- "Di mort... di vis... e di tsit qui n'an manca."
- "E bin..." dija lo Gran Bianc "Ti shu raspogne adret, autreman ora ti sarit tot in tzindra."
 
E Leisis, qui serait un mio gran gran paré gros, ibià pas ren e skapà i mite pu lest cu poaé, senza torgnise inderé. E depieut indonca, pouet esé sheur ki lat mai pu mas alà ivé apré la mianit.
 
 
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C'era una volta, nel villaggio di Orbeillaz, nel comune di Challand Saint Anselme, un uomo di nome Leisis.
Era estate e Leisis aveva lavorato molto quel giorno: era arrivato a casa che ormai cominciava a fare notte.
Contento di potersi ritirare a casa sua, con sua moglie e i suoi figli, si ricordò all'improvviso una cosa: si era dimenticato di aprire l'acqua, per irrigare i prati, che vengono chiamati col nome di Tchampusé!
  
Era davvero buio e allora non c'erano le luci e l'illuminazioni che ci sono oggi e Leisis aveva molta paura di avviarsi nei prati: si raccontava che, passata la mezzanotte, le anime in pena dei morti vagavano per le strade e per i prati, così le persone preferivano starsene nascoste in casa.
  
Era per un vero peccato non poter irrigare: ce n'era proprio bisogno e il giorno successivo Leisis non avrebbe più avuto l'acqua, siccome allora si aveva diritto ad un solo giorno per ogni presa d'acqua durante la settimana. Ci pensò e ci ripensò... ma alla fine Leisis prese la sua piccola lanterna ad olio, che faceva una piccola piccola luce e partì per mettere l'aqua al suo prato.
  
Era notte fonda... e Leisis faticava a trovare la strada: nonostante questo arrivò alla presa dell'acqua e l'aprì. Ovviamente non bastava: ora bisognava seguire l'acqua lungo il canale. E Leisis, piano piano, piano piano, con la sua zappa e la sua lanterna a olio, mise l'acqua al suo prato. Molto contento di aver finito, si mise la zappa in spalla e andò a chiudere la presa dell'acqua: ma quando sollevò la testa, dopo aver chiuso lo sportello, si trovò davanti ad un Grande Bianco, una di quelle anime in pena, che vagavano dopo la mezzanotte.
 
E una gran voce uscì dal Grande Bianco.
- "A chi appartiene la notte?" Chiese a Leisis.
Leisis ci pensò qualche secondo, poi rispose.
- "Dei morti... dei vivi... e di quelli che ne hanno bisogno."
- "Ebbene..." gli disse il Grande Bianco "Hai saputo rispondere correttamente, altrimento ora saresti ridotto in cenere."
 
E Leisis, che sarebbe un mio bis bis nonno, non dimenticò più nulla e fuggì a casa più veloce che poté, senza girarsi indietro. E da allora, potete stare certi, che non andò mai più a irrigare dopo la mezzanotte.
 
 
 

mercoledì 1 maggio 2013

L'importanza dell'esempio

E' finalmente iniziata questa campagna elettorale!
Così, partiamo con le nostre macchine, cariche di fiori, cioccolatini, biscotti e raggiungiamo i luoghi dove sono previsti gli incontri con i candidati.
  
Tutto si può dire di noi... certo siamo molto particolari: ma ve li vedete i politici tradizionali a vendere stelline di cioccolato, fiori e biscotti per finanziare le loro campagne elettorali?
  
Ve li immaginate, arrivare coma capita a me, col baracchino della cena (risotto in bianco e frittata di zucchine), perché arrivano direttamente da lavoro e non hanno avuto tempo di cenare?
  
Sento tante parole... tante domande, qualche accusa, tante richieste. La prima è il lavoro, ma anche la cultura, l'onestà, la meritocrazia. Amo immergermi nelle discussioni, con le persone che vengono agli incontri: si percepisce il bisogno, grandissimo, che i presenti hanno di tirare fuori quello che hanno dentro, di partecipare, di dare idee, suggerimenti, critiche perfino...
  
Ogni incontro è diverso, alcuni più facili, altri più difficili, cambiano le domande, cambia il numero dei partecipanti: eppure, c'è una cosa che si ripete sempre uguale. Alla fine della serata, sempre, qualche persona si avvicina e dice: "E' la prima volta che assisto ad un incontro con candidati ad elezioni (politiche o regionali) così... Alcune idee non le condivido, ma mi è piaciuto comunque molto." Ma cosa significa "così": significa con noi in mezzo alla gente, di fronte alla gente, come la gente; con le stesse storie, gli stessi problemi, la stessa vita. Molti dei presenti si sorprendono, nel sentire che anche noi abbiamo difficoltà a trovare lavoro, a spostarci con i mezzi pubblici, a gestire le nostre piccole faccende, proprio come loro.
  
La figura del "politico" è ancora vista come un qualcosa che sta "lassù", come qualcuno che sta bene, che non ha problemi, che parla promettendo miracoli, moltiplicazione di pani e di pesci e la vita eterna... così le persone si stupiscono, nel venire ai nostri incontri e vedere persone così semplici, normali, con una storia che si potrebbe dire banale perfino, ma con la voglia di lottare e migliorare il mondo in cui vivono.
 
Si stupiscono, pensavano che non fosse possibile. E' questo l'errore più grande che facciamo forse tutti quanti: pensare di essere vittime. Pensare che c'è qualcuno in alto che decide per noi e noi possiamo solo subire in silenzio. 
  
Ecco il grande merito che ha il Movimento 5 Stelle.
Noi stiamo dando un esempio: stiamo dimostrando al paese che una politica diversa è possibile! Che un modo di pensare diverso è possibile! Che si può fare una politica pulita, onesta, che non scende a compromessi, che utilizza verità e competenza e che non cede ai ricatti! Una politica non a caccia di voti facili, consenso e poltrone, ma una politica di dignità e libertà!
Stiamo mostrando quello che nessuno vuole che si veda: televisioni e giornali ci attaccano da ogni lato senza sosta, ma noi, che siamo in trincea con l'elmetto, noi, che siamo in prima linea, noi, che non ci arrendiamo, noi, che non ci vendiamo, perché abbiamo una sola parola, sappiamo che è questa la nostra più grande vittoria!
  
E ci viene da ridere, vedere politici che parlano di fare discussioni per fare riunioni per fare commissioni per eleggere saggi per parlare forse un giorno nel futuro dei costi della politica e dei problemi del paese. Non servono leggi per rifiutare rimborsi elettorali, non servono leggi per autoridursi lo stipendio, per rinunciare a privilegi e auto blu, per fare al massimo due mandati ecc ecc ecc. Non servono leggi o discussioni. Basta semplicemente farlo. Basta averne voglia e farlo. Questi che si riempiono tanto la bocca con "quando saremo eletti faremo i miracoli", forse dovrebbero cominciare a dare l'esempio... L'esempio che danno adesso è... beh, bell'esempio davvero!
La nostra campagna elettorale sarà povera, non toccherà le tasche già sfinite dei cittadini. Sarà semplice, fatta in mezzo alla gente, parlando di idee e soluzioni. Sarà pulita, senza fasulle promesse mirabolanti. Sarà una campagna di gente vera, in mezzo ad altra gente vera.
Molti di coloro che ci vengono a sentire, capiscono che non ci vuole niente per contribuire: molti si uniscono a noi, diventano attivisti, se condividono le nostre idee. Quelli che non le condividono, vedono comunque che, anche con pochi mezzi, ma con tanta volontà e determinazione, è davvero possibile cambiare le cose!
  


mercoledì 24 aprile 2013

Scelgo, quindi sono

Questa è la vita: si nasce, si vive, si muore. E questa è una legge immutabile. E così mi trovo a chiedermi, in questo tempo che il buon Dio mi ha concesso di stare al mondo, cosa vale la pena di fare?
  
Il tempo è limitato, per quanto una vita possa essere lunga... non si può fare tutto e si deve, ad un certo punto, scegliere quale direzione dare alla propria esistenza. Altrimenti si finisce per essere solo un ciocco di legno inerte, trascinato dalla corrente.
  
Mi sono interrogato a lungo su quale sia la mia strada: ho fatto scelte, le ho cambiate, ho preso decisioni, impegni, ho percorso strade... In ultimo addirittura la politica, con il Movimento 5 Stelle.
 
Di giorno non c'è molto tempo per pensare: si corre, gli impegni si sommano, se non sono gli impegni sono gli svaghi, che è pure giusto che ci siano. E le grandi domande sulla mia esistenza rimangono in un certo senso accantonate; poi però, arriva quel momento, alla sera o a tarda notte, in cui mi fermo. Devo pur dormire ogni tanto... il mondo rallenta, i pensieri si spengono, come luci di un teatro alla fine dello spettacolo. E alla fine di tutto quel correre, parlare, pensare, ragionare... ecco che mi trovo solo con me stesso.
 
"Starò facendo la cosa giusta?" Mi chiedo in quei momenti. "Servirà quello che sto facendo?"
   
Quel momento in particolare, è molto pericoloso: il desiderio di temporeggiare, di non decidere, di lasciar decidere ad altri, al mondo, alla società, alla vita. E' seducente il pensiero, di togliersi di dosso la responsabilità di sé stessi. "Se non scelgo io, per me, dopo potrò sempre dire che sono vittima delle cattive scelte degli altri."
  
E poi... in fondo ho un buon lavoro, a tempo indeterminato. Un buon stipendio, ho una casa, una buona salute. Che senso ha che io mi impegni così tanto? In fondo, si muovano quelli che hanno bisogno. Spaccarsi la testa in quattro a trovare la soluzione a problemi non miei in fondo e senza guadagnarci nulla... Anzi, ci rimetto pure! Una cosa folle...
 
Così, una parte di me vorrebbe arrendersi, vorrebbe mollare tutto, vorrebbe tornare a lamentarsi, accusare, vorrebbe tornare a fare la vittima inerte di un mondo troppo forte e troppo cattivo, vorrebbe tornare a voltare la testa dall'altra parte, perché è più facile e magari fa anche comodo.
 
Poi però, viene fuori l'altra parte di me: la parte di me che non molla, la parte di me che mi ricorda sempre chi sono. E forse non servirà a niente, forse sono solo in cerca di guai, o ho troppo buon tempo, come molti mi hanno detto... ma di sicuro serve a me. Serve a me, sapere di non essere rimasto sugli spalti, ma di essere sceso nell'arena a lottare per quello in cui credo! Serve a me, sapere che non sono rimasto a guardare ciò che non andava, ma ho provato a cambiare le cose! Serve a me, sapere che sì, sono una goccia nel mare, ma per Dio, quella goccia ce l'ho messa tutta!
 
E tutto questo non perché sono migliore di altri, o più intelligente, o più furbo, ma solo perché ho scelto: ho scelto per me, sono diventato protagonista della mia piccola insignificante vita.
 
Non tutti saranno d'accordo, qualcuno mi dirà "Lì dovevi fare così, là dovevi fare cosà", e forse avranno pure ragione, ma non fa niente. Ho imparato ad amare i miei errori, poiché essi sono i mattoni con cui ho costruito la mia persona, sono il motivo per cui amo i miei piccoli successi!

Buon 25 aprile!! (lo so che siamo il 24, ma domani non credo mi metterò al computer)


ps: alcune frasi che uso per farmi coraggio.
 
"Vivere, può essere una grandiosa avventura!"*
"Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?"**
"C'è del buono a questo mondo. Vale la pena lottare per questo."***
"Penso, quindi sono" ****

* Citazione dal film Hook, Capitan Uncino
** Citazione dal film "Le crociate" di Ridley Scott
*** Citazione dal film "Il signore degli anelli - Le due torri"
**** Citazione da Principia Philosophiae, di Cartesio

domenica 21 aprile 2013

Dove il sole splende

"Saint Anselmet l'et mort de fret"

Per chi non lo sapesse, oggi è Sant'Anselmo, patrono del mio splendido comune.
Riflettevo in questi giorni, sulla saggezza antica dei nostri vecchi. Il detto che ho scritto all'inizio, è piuttosto conosciuto in Valle d'Aosta, sta ad indicare che in questi giorni attorno al 21, è sempre prevista un'ondata di freddo ben poco primaverile.

Una specie di "giorni della merla" nostrani. Ci si può credere o no... ma ieri, quando mi sono alzato, ho trovato la neve!! Il 20 aprile!

Osservo ora, dalla finestra, le altissime montagne innevate di fresco, illuminate dal sole che di tanto in tanto buca le nuvole. Quelle punte, del Mont Nerì, delle nostre Dames... che bucano il cielo e le nuvole, luccicano come diamanti, i nostri diamanti...

Alcuni comprano televisori da 50 pollici, hd, led, parabole... Io quando voglio vedere qualcosa di spettacolare, esco sul balcone e alzo lo sguardo. E' sempre uguale certo, eppure ogni volta mi accorgo di quanto sono privilegiato. Non muri, non cemento, rumore, traffico... quando io esco dalla porta, ho il miglior spettacolo in Full HD che qualcuno abbia mai visto!

Tanti problemi ci affliggono in questi giorni... allora io guardo le mie montagne, la mia terra e cerco di sentirmi un po' come loro. Spingo la mia mente a volare, a bucare le nuvole e raggiungere il cielo... dove il sole splende!



domenica 14 aprile 2013

Prove tecniche di comunicazione

Comunicazione... dal latino: [communicare], mettere in comune, derivato di [commune], propriamente, che compie il suo dovere con gli altri, composto di [cum] insieme e [munis] ufficio, incarico, dovere, funzione.(1)
     
Spesso usiamo questa parola, senza conoscerne l'effettiva provenienza. Quante parole troviamo in questa definizione: insieme, incarico... dovere.
 
Ma quanto è difficile "comunicare"? Trasmettere un'idea, un pensiero, un'emozione?
Amore, odio, collaborazioni, litigi, riappacificazioni... Sguardi, sorrisi, musi...
Lettere, canzoni, sms, libri... internet.
 
Internet è uno solo dei milioni di modi che abbiamo di comunicare: è parziale, come può essere qualcosa di scritto, non trasmette voci, tono, non si vede in faccia l'interlocutore. Tuttavia raggiunge tante persone, tante idee diverse, tanti cuori...
 
Così ho deciso di dare il via alla mia piazza virtuale: prove tecniche di comunicazione.






(1)http://unaparolaalgiorno.it/significato/C/comunicare